Il nostro Paese ospita, tra le altre cose, il Vaticano che è radicatissimo con la sua massima espressione conservatrice nelle reti tv, radio, giornali e molto altro.

Questa presenza, spesso ingombrante, ha limitato molte scelte politiche ma anche sociali.

L’Italia è uno dei Paesi più conservatori al mondo, tanto che, anche i politici, non sanno mai da che parte dell’opinione pubblica schierarsi per non andare contro il grande calderone dei moderati.

Addirittura si chiamano centro-destra e centro- sinistra i principali gruppi politici proprio per far capire ai cattolici: “hey, ci siamo anche noi!”.

Insomma questa ondata di politicamente corretto mista a paura dei conservatori ha sempre messo un freno a tanti argomenti ritenuti scomodi.

Tra questi vi è la pornografia.

Di recente, un articolo del Corriere della Sera su Billie Eilish, mi ha colpito perchè fa una riflessione su quanto la sessualità sia alla portata di tutti sin da bambini senza però permettere alle persone di capirne i meccanismi.

Il mondo dello spettacolo annovera anche una certa fetta di pornografia.
E’ esattamente di questo che stiamo parlando, ovvero di intrattenimento alternativo a quello proposto dai media generalisti.

Eppure questa visione più intima dei protagonisti di un video o di un film, non fa altro che influenzare intere generazioni di bambini e adolescenti.

Forse più potente della musica, più potente di un libro, entra nelle case di tutti e cambia la visione di una situazione o di un gender quasi in maniera definitiva.

La mia non è una critica alla pornografia, piuttosto si tratta di una riflessione su quanto si possa essere influenzati nel nostro atteggiamento verso le persone in situazioni di intimità dopo aver visionato alcune ore di filmati.

Spesso si tratta di violenza, di atteggiamenti scontati e misogini, di dicotomia tra dominante e dominato.

Eppure questi atteggiamenti entrano insidiosi dentro di noi e rischiano di creare ovunque dei pregiudizi e dei modi completamente falsati dalla realtà cinematografica e artefatta in cui li abbiamo visti applicare.

Cerchiamo di replicare ciò che osserviamo senza pensare che la persona abbia dei sentimenti, delle emozioni, un passato problematico o semplicemente non voglia essere una semplice comparsa di un film a luci rosse nella vita reale.

Lo stesso Rocco Siffredi nella sua biografia si è espresso così: «i ragazzi devono capire che noi che facciamo questo mestiere siamo quelli anormali, e i normali sono loro».

Insomma, nel mondo di oggi siamo bombardati da quella che apparentemente sembra normalità, ma è solamente una rappresentazione fantasiosa di ciò che in realtà non siamo.

Viviamo costantemente in una balconata di un teatro, osservando le vite degli altri scorrerci davanti, mentre recitano un personaggio che in realtà non sono.

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