Solo il 35% delle persone disabili trova un lavoro nel nostro Paese.

Non parliamo di donne e giovani che se trovano un lavoro spesso neanche risultano sul libro paga perché quel lavoro è in nero e sottopagato.

È inutile essere ipocriti e raccontarci le favolette da primo maggio su quanto sia bello lavorare e avere dei diritti se ne godono in pochissimi.

È altrettanto ipocrita, in un Paese che ha cancellato il fascismo, perdere il lavoro perché si strappa un biglietto di una consegna a domicilio inneggiante al regime. (Fortunatamente ha vinto il buon senso e il ragazzo licenziato è stato reintegrato)

Col recovery plan, il piano che avrebbe dovuto ribaltare come un calzino l’Italia (a detta degli ottimisti) si otterranno circa un milione di posti di lavoro in più (appena?).

Nello stesso recovery plan non si è investito come da previsioni sulle energie green e sui giovani buttando sempre in mezzo scuse da salotto televisivo.

E allora, de che stiamo a parlà? Ma quale Paese democratico, ma quali diritti, ma quali giovani, ma quali donne? Questo è e resterà per altri venti anni almeno il Paese dei raccomandati e degli anziani che tra poco non sapranno più che fare per inventare nuove scuse per bloccare questa nazione morta.

Adesso posso dire, ai fortunati che lo festeggeranno, buon primo maggio.

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